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Come scegliere i grissini

Questa guida spiega che tipo di grissino hai davanti, cosa dice la sua etichetta e quale scegliere per ogni uso. I fatti sui tipi di grissino e sull'etichetta hanno la loro fonte, in fondo alla pagina; quelli sui nostri prodotti vengono dalle nostre etichette.

Grissini Rubatà in un sacchetto di lino su una tavola apparecchiata, vista dall'alto

Come si scelgono i grissini, in breve

Un grissino si sceglie guardando tre cose: il tipo, l'etichetta e l'uso. I grissini della tradizione piemontese sono due: il rubatà, il cui nome vuol dire «arrotolato», è nodoso e irregolare; lo stirato è tirato in lungo, sottile e regolare.

L'etichetta dice com'è fatto: gli ingredienti sono in ordine di peso, l'elenco dice quale grasso c'è, gli allergeni sono evidenziati e i valori nutrizionali sono per 100 g, quindi si confrontano fra prodotti diversi. Infine conta l'uso: a tavola insieme al pane, con salumi e formaggi, o all'aperitivo.

Aggiornata il 22 ottobre 2026. L'ha scritta il Grissinificio Feyles; le fonti sono in fondo.

I tipi di grissino e cosa li distingue

In Piemonte i grissini della tradizione sono due, il rubatà e lo stirato, e si distinguono per il modo in cui la pasta prende la forma. Tutti e due sono nell'elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali (PAT) del Ministero dell'agricoltura, per il Piemonte: il grissino stirato col numero 273, il Rubatà col numero 309, nella ventiseiesima revisione dell'elenco, del febbraio 2026. Erano già nel primo elenco dei prodotti tradizionali del Piemonte, del 2000.

Un prodotto entra in quell'elenco quando si lavora, si conserva e si stagiona nello stesso modo, sullo stesso territorio, da almeno 25 anni. È un censimento: non è una denominazione protetta come DOP o IGP e non dà diritti a chi lo produce.

Il rubatà

La scheda della Regione Piemonte descrive così il rubatà della tradizione. Dall'impasto si fanno filoncini, che si allungano arrotolandoli sul tavolo su un velo di cruschello: i grissini vengono irregolari, lunghi non più di 40-50 cm, e cuociono in forno da 250 a 200 °C, finché non hanno perso tutta l'acqua. Gli ingredienti sono farina di grano tenero 0 o 00, acqua, lievito e sale.

Sui grassi la scheda riporta due scuole. Per alcuni panificatori, delle Valli di Lanzo e delle Valli Chisone e Germanasca, il rubatà della tradizione non ha grassi; per altri, a Torino, può avere lo strutto, oppure olio e strutto. Nel Monregalese ci possono essere anche latte o burro.

Secondo la scheda si fa a Chieri e ad Andezeno, in provincia di Torino, e nel Monregalese, in provincia di Cuneo; Turismo Torino lo chiama «Rubatà di Chieri» e ne indica la zona in tutto il Chierese, da Chieri a Poirino e ad Andezeno. Per la Regione il nome vuol dire «arrotolato», ma Turismo Torino e Wikipedia ne danno anche altre spiegazioni. Nel Sei e nel Settecento era un pane «da festa» delle famiglie benestanti, e un documento del 1793 sulle tasse del pane, nell'archivio storico del Comune di Mondovì, nomina il «pane lungo bianco detto lavato, ed il detto rubattato».

Lo stirato

Secondo la scheda della Regione, lo stirato è dorato, molto friabile, croccante e vuoto all'interno. Si parte da strisce di pasta lunghe circa 10 cm e larghe circa 3, che si allungano tirandole piano dai capi fino a circa 1,50 m; poi i grissini lievitano e cuociono fra 200 e 250 °C, più a lungo del pane, finché non hanno perso tutta l'acqua. Gli ingredienti sono quelli del rubatà, con le stesse due scuole sui grassi.

È un prodotto tradizionale delle Valli di Lanzo, del Canavese, del Pinerolese e di Torino, e nella cucina valdese è fra gli ingredienti della Supa dij Barbet. Wikipedia aggiunge che il rubatà è la forma più antica.

I «grissini torinesi» dei negozi

Nei suggerimenti di ricerca di Google, «grissini torinesi» compare soprattutto accanto ai nomi di marche che si trovano al supermercato. È un nome commerciale: nel registro europeo delle DOP e delle IGP non c'è nessun grissino, e il nome non dice com'è fatto il grissino. Lo dice il suo elenco degli ingredienti.

I grissini aromatizzati e le altre varianti

Oggi ci sono anche grissini aromatizzati, con origano, sesamo, cumino e simili: nessuna fonte istituzionale li definisce come un tipo, e sono una famiglia commerciale. Wikipedia ricorda anche varianti col latte al posto dell'acqua, con l'aggiunta di olio d'oliva o di strutto, o con una forma più tozza; secondo le schede della Regione, però, lo strutto, o l'olio con lo strutto, c'è già in certi grissini della tradizione, e nel rubatà del Monregalese anche il latte o il burro.

Fuori dal Piemonte, l'elenco nazionale dei prodotti tradizionali ha anche il Grissino di Resiutta, in Friuli Venezia Giulia, e i Grissini dolci, in Lombardia.

I tipi di grissino a confronto, secondo le fonti
TipoCome prende la formaCom'èImpastoUsi ricordati dalle fontiRiconoscimento
RubatàFiloncini di pasta allungati arrotolandoli sul tavoloIrregolare, lungo non più di 40-50 cmFarina di grano tenero 0 o 00, acqua, lievito e sale; senza grassi, oppure con strutto, o con olio e struttoA tavola insieme al pane; i «grissini vestiti» di prosciuttoProdotto agroalimentare tradizionale del Piemonte, n. 309 dell'elenco nazionale
StiratoStrisce di pasta tirate piano dai capi, fino a circa 1,50 mDorato, molto friabile, croccante e vuoto all'internoCome il rubatà, con le stesse due scuole sui grassiI «grissini vestiti» di prosciutto; la Supa dij Barbet della cucina valdeseProdotto agroalimentare tradizionale del Piemonte, n. 273 dell'elenco nazionale
«Grissini torinesi» dei negoziLe fonti non la descrivonoLe fonti non lo descrivonoLo dice l'etichetta di ognunoLe fonti non ne indicanoNessuno: è un nome commerciale
Aromatizzati e altre variantiLe fonti non la descrivonoA volte più tozziCon origano, sesamo, cumino e simili; oppure col latte al posto dell'acqua, o con olio d'oliva o strutto in piùLe fonti non ne indicanoNessuno come tipo a sé

Queste sono le descrizioni dei tipi della tradizione, come le danno le schede della Regione Piemonte: non dicono come lavora un singolo produttore. Di un grissino in particolare parlano la sua etichetta e la sua scheda.

Come si legge l'etichetta di un grissino

Sull'etichetta di un alimento confezionato il regolamento europeo 1169/2011 rende obbligatorie queste indicazioni: la denominazione, l'elenco degli ingredienti, gli allergeni, la quantità di certi ingredienti, la quantità netta, il termine minimo di conservazione, le condizioni particolari di conservazione, il nome e l'indirizzo dell'operatore, l'origine dove è prevista, le istruzioni d'uso dove servono e la dichiarazione nutrizionale.

Per i grissini venduti senza confezione, al banco, il diritto europeo rende obbligatoria solo l'informazione sugli allergeni e lascia il resto agli Stati. In Italia, dove i grissini sono esposti, un cartello o un sistema equivalente deve dire almeno la denominazione e l'elenco degli ingredienti, con gli allergeni evidenziati; nei panifici l'elenco degli ingredienti può stare anche in un registro vicino al banco. Lo chiede il decreto legislativo 231 del 2017, all'articolo 19. La tabella dei valori nutrizionali, invece, per i grissini venduti al banco non è obbligatoria.

Gli ingredienti sono in ordine di peso

Gli ingredienti si elencano in ordine decrescente di peso, pesati quando si usano nell'impasto: il primo è quello che c'è in quantità maggiore. Fanno eccezione quelli sotto il 2% del prodotto finito, che si possono elencare in fondo, in un ordine diverso.

Un esempio: l'etichetta del nostro Classico

Ingredienti

Farina di GRANO tenero tipo 0 86%, strutto 6,8%, farina di malto di FRUMENTO, sale marino, lievito.

Contiene: glutine.

Può contenere: semi di sesamo, soia, senape, frutta a guscio.

  1. Il primo ingrediente è la farina di grano tenero tipo 0, all'86%: è quello che c'è di più.
  2. Il grasso ha il suo nome: strutto, al 6,8%.
  3. Gli allergeni sono scritti in maiuscolo: GRANO e FRUMENTO sono cereali che contengono glutine.
  4. Dopo «Può contenere» ci sono le tracce possibili, cioè una presenza non voluta.
Leggi l'etichetta completa del Classico, con la tabella dei valori

Il grasso si legge nell'elenco degli ingredienti

Il regolamento dice anche come si chiamano i grassi nell'elenco. Gli oli e i grassi vegetali raffinati si possono raggruppare come «oli vegetali» o «grassi vegetali», ma subito dopo vanno scritte le piante da cui vengono, per esempio girasole o palma; e un olio o un grasso idrogenato deve dirlo, «totalmente o parzialmente idrogenato». Per gli oli e i grassi animali raffinati basta invece il nome della categoria, «olio animale» o «grasso animale», oppure l'origine, per esempio «grasso suino»; lo strutto si può anche chiamare col suo nome.

Lo strutto è il grasso che si ottiene fondendo lentamente il grasso del maiale: un grissino con lo strutto non va bene per chi non mangia carne di maiale o non vuole ingredienti di origine animale.

Anche «olio extravergine di oliva» e «olio di oliva» sono due cose diverse: nell'Unione europea sono due categorie distinte dell'olio d'oliva. Quando un'etichetta le nomina tutte e due, sono due ingredienti diversi, come nel nostro Extravergine, che ha olio extravergine di oliva al 5,5% e olio di oliva al 5,5%.

Il Vocabolario Treccani ricorda che i grissini si condiscono talvolta con olio o burro per renderli più friabili. Questa guida non dice quale grasso sia meglio: dice dove si legge quale c'è.

La farina: 00, 0, 1, 2 e integrale

«Tipo 00», «tipo 0», «tipo 1», «tipo 2» e «integrale» sono categorie di legge della farina di grano tenero, fissate dal DPR 187 del 2001. Si distinguono per il contenuto di ceneri, cioè di sali minerali: al massimo 0,55 per la 00 e 0,65 per la 0, fra 1,30 e 1,70 per l'integrale, su cento parti di sostanza secca. Più il numero è basso, più la farina è raffinata. Un grissino con «integrale» nel nome può avere anche farina di un altro tipo: l'elenco degli ingredienti dice in che proporzione.

La percentuale degli ingredienti che contano

La percentuale di un ingrediente è obbligatoria quando l'ingrediente sta nel nome del prodotto, quando l'etichetta lo mette in evidenza con parole o immagini, o quando serve a distinguere il prodotto. Per questo un grissino «all'olio extravergine» o «al sesamo» dice quanto ne contiene: il nostro Speziato, per esempio, dice curcuma 2,3% e rosmarino essiccato 2,3%.

I valori nutrizionali sono per 100 g

La tabella dei valori dice il valore energetico e le quantità di grassi, acidi grassi saturi, carboidrati, zuccheri, proteine e sale; le fibre sono facoltative. I valori sono sempre per 100 g, quindi si confrontano fra prodotti diversi anche quando le confezioni pesano in modo diverso.

Due nostri Rubatà a confronto per 100 g
ValoreIl ClassicoL'Extravergine
Energia1626 kJ / 385 kcal1826 kJ / 434 kcal
Grassi7,8 g15 g
di cui acidi grassi saturi3,1 g2,7 g
Sale2,4 g2,2 g

I numeri vengono dalle etichette. Ogni scheda ha la tabella completa.

Gli allergeni sono evidenziati

Il regolamento elenca 14 allergeni, e nell'elenco degli ingredienti vanno evidenziati con un carattere diverso dagli altri, per dimensione, stile o colore di fondo: per questo si leggono GRANO, SESAMO o LATTE in maiuscolo o in grassetto. Nei grissini si incontrano i cereali che contengono glutine (grano, segale, orzo, avena), i semi di sesamo, la soia, il latte, la frutta a guscio, la senape, e l'anidride solforosa e i solfiti quando superano 10 mg/kg.

«Può contenere» segnala una presenza possibile e non voluta: è un'informazione che il produttore aggiunge da sé, perché il regolamento non la impone, ma come ogni informazione volontaria non deve trarre in inganno né essere ambigua. Sono informazioni volontarie anche l'idoneità per vegetariani o vegani e l'assenza di glutine; «senza glutine», però, si può scrivere solo entro il limite di legge.

Tutti i nostri prodotti contengono glutine. Sulle etichette dei nostri grissini, fra le tracce possibili ci sono semi di sesamo, soia, senape e frutta a guscio; nel Brichet Aglio, Olio e Peperoncino si legge anche l'anidride solforosa, e per quel prodotto vale l'etichetta della confezione.

La data sulla confezione

Sui grissini confezionati c'è il termine minimo di conservazione: «da consumarsi preferibilmente entro il…» quando la data ha il giorno, «…entro fine…» negli altri casi. Per gli alimenti che durano più di tre mesi e non oltre diciotto bastano il mese e l'anno. È la data fino alla quale il prodotto, conservato bene, mantiene le sue proprietà. La data di scadenza vera, «da consumarsi entro», vale solo per gli alimenti molto deperibili. Il pane fresco, che si mangia entro un giorno, non ha bisogno del termine; i grissini confezionati sì.

Secondo l'EFSA, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare, il «preferibilmente entro» riguarda la qualità e non la sicurezza: dopo quella data un prodotto conservato bene si può ancora mangiare, anche se può aver perso un po' di sapore, di consistenza o di freschezza, e ci si può fidare di vista, olfatto e gusto. Per uno studio della Commissione europea del 2018, fino al 10% dello spreco alimentare prodotto ogni anno nell'Unione è legato alle date scritte sulle etichette.

Quale dei nostri grissini scegliere per ogni uso

Da qui in poi parliamo dei nostri grissini. Il Grissinificio Feyles fa grissini Rubatà dal 1968; dall'inizio del 2025 lavora nello stabilimento di Cambiano, alle porte di Torino. Ogni nome porta alla scheda del prodotto, con l'elenco completo degli ingredienti, gli allergeni e i valori nutrizionali, e la storia del rubatà è nella pagina Cosa sono i grissini Rubatà.

A tavola, insieme al pane

La scheda della Regione ricorda che il rubatà si serve a tavola insieme al pane. Fra i nostri cambiano la farina e il grasso, che si leggono nell'elenco degli ingredienti.

  • Il ClassicoCon lo strutto, al 6,8%: è il solo dei nostri grissini che lo ha.
  • L'ExtravergineCon olio extravergine di oliva al 5,5% e olio di oliva al 5,5%.
  • L'IntegraleCon farina di frumento integrale e olio extravergine di oliva.
  • Il PolentinoCon farina di mais al 26% e olio di girasole alto oleico al 5,1%.
  • Il LightCon farina di grano tenero tipo 0 al 92%, farina di malto di frumento, sale marino e lievito.

Con salumi e formaggi

Il rubatà e lo stirato si usano tutti e due anche per i «grissini vestiti» di prosciutto. Dei nostri, con salumi e formaggi stanno bene i Rubatà, come il Classico e L'Extravergine, e il Brichet Mediterraneo.

All'aperitivo e da sgranocchiare

I Brichet sono grissini corti e saporiti, da sgranocchiare. All'aperitivo vanno bene anche i Rubatà, e fra questi ci sono i gusti con curcuma e rosmarino, con tre semi o con le nocciole.

Un grissino dolce, al cioccolato

I Cioccorubatà sono Rubatà all'olio d'oliva ricoperti di cioccolato, in astuccio da 150 g, e la copertura è il 65% del peso. Tutti e tre sono raccontati nella pagina I grissini al cioccolato.

Senza ingredienti di origine animale

Non hanno ingredienti di origine animale questi nostri prodotti:

Fra i nostri grissini li hanno invece il Classico, con lo strutto, il Brichet Cacio e Pepe, col pecorino, e il Cioccorubatà al Latte, col latte; i biscotti hanno burro e uova. Non chiamiamo vegano nessun prodotto: non abbiamo una certificazione, e nello stesso stabilimento si lavorano anche latte e uova. Per un'esigenza particolare vale sempre l'etichetta.

Per ristoranti, bar e alberghi

Per la tavola c'è L'Extravergine in monoporzione, imbustato uno per uno, in scatola da 2 kg. Il Classico e il Light ci sono anche in scatola da 3 kg di grissini lunghi, per il cestino del ristorante, e i Rubatà si trovano in scatole da 1,5 e 3 kg e in astuccio da 200 g. Il listino per gli operatori si chiede dalla pagina Ingrosso.

Da regalare

La scatola da 750 g dei Rubatà è la nostra scatola regalo, e c'è in tutti gli otto gusti. Si compra nello shop online.

Dove si comprano i nostri grissini

I nostri grissini si comprano nei negozi di Torino e Cambiano e nello shop online, che spedisce in Italia.

Come si conservano i grissini

Le schede della Regione dicono che i grissini, di tutti e due i tipi, cuociono finché non hanno perso tutta l'acqua. Quando riassorbono l'umidità dell'aria, gli snack secchi perdono croccantezza: lo ha misurato nel 1981 una ricerca di Katz e Labuza. Per questo, dopo l'apertura, la confezione va richiusa bene, oppure i grissini vanno travasati in un contenitore chiuso e asciutto.

Le schede tecniche dei nostri Rubatà e Brichet dicono così. A confezione chiusa vanno tenuti in un luogo fresco e asciutto, fino alla data di preferibile consumo scritta sulla confezione. Dopo l'apertura vanno lasciati nella confezione, o travasati in un contenitore o in un sacchetto per alimenti pulito, asciutto e chiuso, al riparo da luce, calore e umidità.

Domande frequenti sui grissini

Cosa sono i grissini?

Sono bastoncini di pane sottili, asciutti e croccanti, di farina di grano tenero 0 o 00, talvolta conditi con olio o burro per renderli più friabili: è la definizione del Vocabolario Treccani. La parola viene dal piemontese grissìn, derivato di ghersa, che vuol dire «fila». In Piemonte i grissini della tradizione sono due, il rubatà e lo stirato.

Che differenza c'è fra grissini rubatà e grissini stirati?

Il modo in cui la pasta prende la forma. Secondo le schede della Regione Piemonte, nel rubatà della tradizione la pasta si allunga arrotolandola sul tavolo e il grissino viene irregolare, lungo non più di 40-50 cm; nello stirato la pasta si tira piano dai capi, fino a circa 1,50 m, e il grissino viene dorato, molto friabile e vuoto all'interno. Gli ingredienti sono gli stessi: farina di grano tenero, acqua, lievito e sale, con o senza grassi. Tutti e due i tipi sono nell'elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali del Piemonte, che è un censimento del tipo e non un riconoscimento di chi lo produce.

Cosa sono i grissini torinesi?

Nei suggerimenti di ricerca di Google, «grissini torinesi» compare soprattutto accanto ai nomi di marche che si trovano al supermercato. È un nome commerciale: nel registro europeo delle DOP e delle IGP non c'è nessun grissino, e il nome non dice com'è fatto il grissino; lo dice l'elenco degli ingredienti. I grissini della tradizione di Torino e del Piemonte sono il rubatà e lo stirato.

Esiste una classifica dei grissini migliori?

No: non esiste una classifica ufficiale, e dipende da cosa si cerca. Si confrontano il tipo, rubatà o stirato; l'elenco degli ingredienti, dove il primo è quello che c'è di più; quale grasso c'è; quanti grassi e quanto sale ci sono in 100 g; gli allergeni. Poi si sceglie in base all'uso: a tavola insieme al pane, con salumi e formaggi, o all'aperitivo.

Grissini con strutto o con olio: come si riconoscono?

Dall'elenco degli ingredienti. Lo strutto è il grasso del maiale: in etichetta si legge «strutto» oppure, se è raffinato, anche «grasso animale» o «grasso suino». Gli oli e i grassi vegetali dicono da quale pianta vengono, anche quando sono raggruppati come «oli vegetali»: per esempio olio extravergine di oliva, olio di girasole o olio di palma. Un grissino con lo strutto non va bene per chi non mangia carne di maiale o non vuole ingredienti di origine animale.

I grissini contengono glutine?

Quelli fatti con farina di grano, compresi farro e khorasan, o di segale, orzo o avena sì: sono fra i cereali che contengono glutine, e nell'elenco degli ingredienti sono evidenziati, in maiuscolo o in grassetto. «Senza glutine» si può scrivere solo quando il prodotto, come viene venduto, contiene al massimo 20 mg/kg di glutine: lo dice il regolamento europeo 828 del 2014. Tutti i prodotti del Grissinificio Feyles contengono glutine.

I grissini scaduti si possono mangiare?

Sui grissini confezionati la data è un termine minimo di conservazione, «da consumarsi preferibilmente entro», e riguarda la qualità, non la sicurezza. Secondo l'EFSA, dopo quella data un prodotto conservato bene si può ancora mangiare, ma può aver perso un po' di sapore o di consistenza, e ci si può fidare di vista, olfatto e gusto. La data «da consumarsi entro», invece, riguarda la sicurezza: dopo, il prodotto non va mangiato.

Come si conservano i grissini dopo l'apertura?

Nella loro confezione richiusa bene, oppure in un contenitore o in un sacchetto per alimenti pulito, asciutto e chiuso, al riparo da luce, calore e umidità. I grissini cuociono finché non hanno perso tutta l'acqua, e perdono croccantezza quando riassorbono l'umidità dell'aria.

Le fonti di questa guida

Tutte le fonti sono state lette il 22 ottobre 2026. Per i nostri prodotti valgono le etichette e le schede tecniche.

Fonti istituzionali

Altre fonti

  • Wikipedia, la voce «Grissino», versione del 1° maggio 2026: le varianti, i grissini aromatizzati, il rubatà come forma più antica e un'altra spiegazione del nome.
  • Wikipedia, la voce «Strutto».
  • Sul nome commerciale «grissini torinesi» ci siamo basati sui suggerimenti di ricerca di Google, letti il 22 ottobre 2026.